Il nome aziendale clonato ! State cercando la vostra azienda su Google e tra gli annunci sponsorizzati compareil vostro nome commerciale, ma il link porta a un concorrente? Oppure una campagna social utilizza la vostra ragione sociale o il vostro marchio per promuovere prodotti che non sono i vostri?
È una situazione più frequente di quanto si pensi — dalle keyword su Google Ads alle pubblicità comparativa “aggressive” — e può configurare concorrenza sleale, violazione di marchio o pubblicità ingannevole. Ma per difendersi servonoriscontri solidi e ben conservati. Ecco cosa raccogliere, prima ancora di scrivere all’avvocato.
Perché i riscontri vanno raccolti subito e con metodo
Le campagne pubblicitarie sono per naturaeffimere: un annuncio può essere sospeso, modificato o sostituito in poche ore, e senza documentazione accurata dimostrare la violazione diventa molto difficile. Regole come l’art. 2598 n. 2 e 3 del Codice Civile (appropriazione di pregi altrui e pubblicità ingannevole), la tutela del marchio o le policy delle piattaforme (Google, Meta) richiedono prove precise, datate e incontestabili.
I riscontri da raccogliere
1. Screenshot completi e certificati dell’annuncio
Catturate l’annuncioper intero: titolo, testo, visual, logo, call to action. Screenshot a tutta pagina condata e ora visibili, idealmente con un timestamp autenticato o accanto a un quotidiano online aperto in un’altra scheda. Per gli annunci video o audio (radio, YouTube, podcast), videoriprese o registrazioni complete.
2. Il contesto di visualizzazione: chi, dove, come
Il riscontro decisivo non è solo l’annuncio, macome appare a chi lo vede:
- Google Ads: annotate la query di ricerca digitata che attiva l’annuncio (per esempio il vostro nome aziendale), la posizione, la data e l’ora;
- Social ads: catturate il post sponsorizzato, l’account che lo pubblica, numero di reazioni e commenti;
- Facebook/Meta Ads Library: ricercate e scaricate l’annuncio dall’archivio pubblico delle inserzioni — documenta anche la data di inizio campagna;
- Stampa o affissione: fotografie del cartellone, del volantino o della pagina pubblicata, con luogo e data rilevabili.
3. URL e landing page
Conservate l’indirizzo esatto della pagina di destinazione (landing page): spesso contiene il nome dell’azienda che paga la campagna, recapiti, partita IVA, o richiami ingannevoli (“rivenditore ufficiale”, “partner autorizzato” del vostro brand). Screenshot anche del codice sorgente della pagina.
4. Identità dell’inserzionista
Documentatechi è il responsabile: ragione sociale, partita IVA, sede, account social, recapiti riportati nella landing page. Se la campagna è gestita da un’agenzia, raccogliete ogni elemento che colleghi l’inserzionista all’annuncio (informativa privacy del sito, metadati, firme in calce).
5. Durata e ricorrenza della campagna
Accertateda quanto tempola campagna è attiva: archivio Wayback Machine, cache di Google, storico della Ads Library, testimonianze di clienti che l’hanno vista settimane prima. La durata incide sulla gravità, sulla quantificazione del danno e sulle strategie processuali.
6. La vostra titolarità e il vostro pregio
Raccogliete tutto ciò che dimostra che il nome e il marchio sono vostri e godono di notorietà: certificato di registrazione marchio (UIBM o EUIPO), atti costitutivi, materiali storici di comunicazione, fatturati, presenza sul territorio, premi o riconoscimenti. Serve a dimostrare l’appropriazione del pregio altrui.
7. Riscontri del danno
Conservate leprove del pregiudizio: email o messaggi di clienti confusi (“ho visto il vostro annuncio ma mi hanno risposto altri”), cali di preventivi o vendite nel periodo della campagna, testimonianze scritte di clienti e collaboratori. Anche recensioni o commenti sotto l’annuncio possono essere preziosi.
8. Conservazione forense
La raccolta autonoma va bene come primo passo, ma per averepiena efficacia probatoriai file andrebbero acquisiti con metodologia forense: hash dei file, attestazione delle procedure seguite, deposito notarile o invio tramite PEC a sé stessi. È ciò che rende la prova difficilmente contestabile.
Cosa fare con i riscontri raccolti
Con un fascicolo completo, le strade tipiche sono:
- Diffida formale tramite PECall’inserzionista, con richiesta di cessazione immediata;
- Segnalazione alla piattaforma: Google e Meta hanno policy specifiche sull’uso dei marchi altrui negli annunci e, nei casi previsti, sospendono la campagna;
- Segnalazione all’AGCMse la pubblicità è ingannevole per i consumatori;
- Azione cautelare ex art. 700 c.p.c.per bloccare rapidamente la campagna;
- Azione di risarcimento, commisurata alla durata, alla portata e al danno effettivo subito.
Il ruolo dell’investigatore privato
Un’agenzia investigativa abilitata può curare l’intera fase di accertamento: documentazione certificata degli annunci e delle landing page, accertamento dell’identità e del ruolo dell’inserzionista, ricostruzione della durata della campagna, raccolta di testimonianze e conservazione forense dei riscontri digitali, con relazione finale consegnata al vostro legale. Intervenire in modo ordinato e tempestivo fa spesso la differenza tra una segnalazione ignorata e una tutela concreta del vostro nome.
Il nome della vostra azienda è il vostro patrimonio più visibile: chi lo usa per pubblicità altrui ne approfitta del vostro pregio.Se avete riscontrato una campagna che sfrutta il vostro nome o marchio, contattateci per una valutazione del caso e per la raccolta professionale dei riscontri.





